giovedì 29 marzo 2007

Il Palahniuk che è in te

Rifletti su quanto gli altri siano diversi da te, su quanto mal di testa hai, su quanto bello e brutto sia il tuo posto di lavoro, e il tuo futuro. Su quanto sia maledetto e sublime il rapporto con le persone, su quanto sia ingestibile la sensualità totale della vita. Su quanti limiti, e filtri, e scompartimenti dobbiamo installare. Tu sei vera: tu, in fondo, sei vera.

Tu domani riparti per la Toscana. Pensi alla tua collega psicologa che mangia tanto, troppo: pensi che abbia problemi alimentari, ma è così brava a far luce su quelli degli altri che quasi non vuoi crederci. Pensi al tuo sensuale tutor, alla tensione erotica che c'è tra voi due. Al tuo noviziato, che ti secca, perché tu vuoi sapere tutto, non vuoi essere all'oscuro del prima, non vuoi che i piccoli segreti ambientali ti passino sotto il naso. Tu osservi gli altri, quelli di cui diffidi. Osservi gesti di imbarazzo che somiglieranno ai tuoi, osservi le dinamiche di chi perde la libertà, e lo detesti. Si può, non perdere la libertà. Basta non credere troppo, non amare troppo, basta amare qualcosa anziché qualcuno, un'idea anziché un'ideatore. Basterebbe un bicchiere di vino ogni sera. O forse uno in più ogni sera. La morale è che vorresti parlare di etica, e non di morale, e vorresti che gli altri avessero il tuo Térritmus (la parola ungherese più bella che conosci): il tuo ritmo dello spazio.

In metro, da giorni, riecheggia questo:
«In deontologia professionale ho preso dal 5 al 6.
Al posto della deontologia professionale, ho imparato a dire alla gente solo quello che vuole sentirsi dire. Ho imparato a scrivere tutto quanto.»
Chuck Palahniuk, Ninna Nanna, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2003.

venerdì 23 marzo 2007

Triste, capricciosa e contorta

Oggi hai esagerato con uno dei tuoi manager, il più amichevole. Da lunedì maggiore compostezza: quella delle junior, non l'euforia delle senior e delle top. Va tutto bene, procede tutto su binari lisci, ma sei triste. Primo week-end a Milano: è ok, davvero.

Hai chiesto il venerdì di Pasqua, accordato, l'hai detto all'Ingegnere, ma lui ti è sembrato odioso a giurarti amore eterno e poi a sentirsi colpevole rispetto a sua madre lamentosa e ai suoi capi sadici. Questo amore ha la ragionevolezza come bandiera, quindi pretendi buone dosi di follia che la controbilancino. Lui ha detto che ti risponderebbe lunedì, perché ora è tardi per chiedere, ma gli dici che lunedì è tardi, perché vuoi che non chieda, che agisca e basta, e che di fronte ad un aut aut ti dimostri quello che professa, e ti dica: ok, venerdì è preso. Invece gli hai dovuto spiegare tutto, pensieri e retropensieri, e lui, alla fine, ogni volta, dopo le tue prediche, ti diceva sì. Ma il suo rendersi conto che avevi ragione peggiorava le cose, e non le vuoi così, non le vuoi affatto. Ora hai il telefono spento, ha fatto tutto la batteria. Vuoi ferire, vendicarti di una cosa così piccola, e ti confermi che sei malata, malsana.

Comunque oggi per l'ennesima volta hai detto che non hai una relazione, davanti all'ascensore, ai tuoi colleghi. Non sai se è perché non hai personalità o perché sei completamente alienata, e diversa dalla maggior parte delle cose che incontri.

martedì 20 marzo 2007

Serata bulimica a Milano

Serata bulimica a Milano: per festeggiare che il tuo ex ti ha appena richiamata, che questo week-end non vedrai l'Ingegnere, che sei lontana da tutto, che in ufficio continuano a chiederti: perché non Roma? Ma chi me l'ha mai prospettata Roma? Se, quando mi hanno chiesto cosa preferivo, dicevo "Roma e basta", mi mandavano a Roma? Ok, ne riparleremo a stage finito, anche se a Milano ci sono le stanze dei bottoni.

Il tuo secondo giorno di lavoro è passato liscio, come il primo. Ora sei a casa, a mangiare carote con senape e ketchup, chili di crescenza, pan carré... Sei un bel po' triste, nonostante tutto intorno a te fili liscio e tranquillo. Qua, nel quartiere che hai battezzato Quartiere Promessi Sposi, stai bene. E' carino, residenziale, e le strade si chiamano tutte come i personaggi del Manzoni.

Andy è gentile, e anche a casa è tutto ok, bell'ambiente che ti aiuta molto. Stasera non c'è, e tu sei sola ad affogare nel cibo.
In ufficio ancora non sai i nomi di tutti, ma tranquillo anche da quel fronte: alcuni colleghi più free, altri forse meno cordiali. Tu ti osservi, osservi loro, osservi i candidati, pensi a quanto sia strana la vita, a quanto lo siano le scelte, i percorsi, a quanto le persone osino chiedere e al tuo camminare in punta di piedi, che tuttavia ti è sempre sembrato a grandi falcate.

Senti la stessa nostalgia di Budapest, stasera, con i piatti da lavare, l'insofferenza alla musica, i capelli da lavare anche loro, la voglia di dormire e basta. E non hai voglia di preparare tisane, né di fare shopping, né un briciolo di spesa per la sopravvivenza.

Hai scoperto che l'uomo è merce esattamente come secoli fa, ma fortunatamente in altri modi. E, che tu, adesso, un senso davvero non ce l'hai.

mercoledì 14 marzo 2007

"Me ne andrò quando cambierà il vento"

Riflettevi, oggi, nel tuo giro di shopping. Riflettevi, come sempre. Una amica di tua madre, il cartolaio, il fax che hai mandato a Roma, la mail del tuo ex, oggi hanno detto: Milano no. Cominci a chiederti se un contesto più protetto come un Ministero non ti avrebbe fatto meglio, e poi comincia ad affiorare la consapevolezza che hai deciso di andare via per molti motivi, che hai scelto Milano anche per mettere un punto, per mettere distanza, in modo silenzioso, tra te e la tua relazione. Tra te e G.

Oggi, mentre stampavi, hai letto il suo nome in Outlook: dice cose tremende, come la paura che tu potessi cestinare a pie' pari le sue parole. Se pensa questo è perché potresti farlo, perché hai fatto cose simili, che gli hanno fatto male. Hai pensato al panico, all'angoscia, alla "voragine" (come ha detto lui) che hai sentito dentro di te quando le cose con la tua vecchia storia sbagliata con Mimì non andavano bene. Tu lo hai tradito più di una volta, e lui è stato sempre lì. Tu sei nervosa ora, e ti chiedi com'è possibile che hai potuto pensare di riuscire a sparire di nascosto, in silenzio, di non farti destabilizzare da altre parole, altre richieste di spiegazioni.

Lo scorso week-end, mentre eri da Carrefour a Milanofiori con l'Ingegnere, hai risposto alla sua telefonata, dopo messaggi disperati che nemmeno leggevi bene, a fondo. Perché hai sempre pensato che lui è uno leggero, che sopravvive e galleggia. E perché a galleggiare volevi essere tu, come vuoi adesso. Non vuoi vederlo, non vuoi ridere con lui, per non essere incapace di dirgli: è finita. Ora, per ora, è finita. Stai mettendo chilometri, come volevi quando eri a Budapest: un posto tuo, e lontananza che avesse parlato da sé, che avesse fatto scivolare le cose verso la dimenticanza.

Ora c'è questo enorme cambiamento, e credevi che la tua fosse una pura scelta di lavoro, ma se tu avessi amato G. saresti rimasta nella vostra città, e tutto sarebbe stato più facile, e avete aspettato anni, insieme, questo momento. Prendere una casa insieme a Roma. E invece... quando hai avuto la possibilità di tutto questo, sei fuggita, e ricominci da capo, forse perché sai solo costruire, sai solo mettere mattoni e guardare crescere i tuoi progetti. Quando finiscono, quando arriva la fine, quando lo scopo è raggiunto, tu rifai le valigie. E ricominci altrove.

La diagnosi del giorno

«Hai già diversi problemi: è bene che pensi a cosa rappresenta questa nuova tecnologia per te.»
Questo è il responso alla malattia che pensavi di avere e di cui ora sei certa: la IAD, la dipendenza da Internet. Hai cominciato a vederti come quei giapponesi stipati negli Internet point, hai cominciato a pensare che sei davanti al tuo laptop pressocché tutto il giorno, hai notato che ti fanno male il collo, la schiena, la spalle, gli occhi, e che la prima e l'ultima azione del giorno sono un'interazione con la macchina o con qualche altro utente.

Così hai deciso che adesso era il caso di fare una bella doccia di due ore e di preparare la tua mente e le tue finanze a un pomeriggio di shopping. Ma prima, da brava tossicomane, hai detto: altri due minuti, fai solo il test per vedere se sei malata e vai via. Così hai risposto alle domande del Test sulla dipendenza da Internet e hai totalizzato ben 31 punti, in un range che va da 15 a 41. Sei giusto nel mezzo, e il test, che sicuramente non è scientificissimo, ha decretato la diagnosi di cui sopra! Tu, d'altronde, ancora non sai che peso dare agli psicologi (a patto che il test lo abbiano realizzato loro), ma hai notato che a tutte le persone in terapia che conosci vengono consigliate cose che potrebbero benissimo auto-consigliarsi. Hai inoltre notato che tutti gli psicologi che conosci hanno per primi delle personalità con diversi aspetti problematici. Ti consola il fatto che la maggior parte degli utenti che ha fatto il test si colloca nella tua fascia.

La prima cosa a cui hai pensato, dopo aver letto "hai già diversi problemi", e nonostante i tuoi seri dolori fisici, è stata quella di scriverci un post, cioè un altro paio di dosi.

martedì 13 marzo 2007

Stamattina, calcolo dell'identità

Forse sei in preda a una crisi, ed è perciò che prima di cominciare una settimana di lavoro a oltranza che stai temendo con tutta te stessa ti dedichi a queste futilità: giri sui blog e cerchi cose che possano dire qualcosa di te. Ieri d'altronde hai avuto la tua prima chiamata professionale (eri a casa, ora di cena): la figlia di una tua conoscente di Milano si è candidata ad una società che è cliente di quella in cui lavorerai, e lei voleva delle dritte, o almeno così hai capito, perché la ragazza (si chiama come te) sembrava un misto tra impacciata e infastidita, ma forse sono solo tuoi pregiudizi. Tu cominci il tuo bel lavoro paraculo e le dici come presentarsi, come puntare sugli aspetti motivazionali e lei invece si focalizzava sulle sue esperienze precedenti. Poi stamattina le hai mandato un bel sms di incoraggiamento. Se la prendono, in fondo, ti fa piacere.

Dunque, dicevamo come calcolare l'identità: anzitutto con MyHeritage face recognition, che offre un servizio di ricognizione del proprio viso per decretare a quale personaggio famoso si assomigli. Tu somiglieresti per l'80% a una certa Julia Stiles, il che non è affatto vero, ma la seconda sosia è Courtney Cox di Friends, con cui in realtà condividi molti più tratti. Poi un paio di asiatiche, Ornella Muti e una sconvolgente presunta somiglianza con Britney Spears (fortunatamente solo per il 61%).

Poi occorre un test della personalità, rigorosamente al femminile, e qui ci aiuta il Sex and the City Quiz, purtroppo solo in inglese, ma che serve a dirci se siamo "più Carrie o totalmente Samantha". Tu sei risultata al 40% Carrie (intelligente, attraente, curiosa, un po' indecisa e aerea, annoiata dalla superficialità e sedotta dall'eccentricità), al 30% Miranda (cinica e pragmatica, con attitudine al realismo, che non concede il suo cuore e orientata agli affari), al 20% Charlotte (un po' naïf e super-sensibile) e al 10% Samantha (forte, audace, che prende ciò che vuole e con "vibranti doti di leadership e una generosità coraggiosa"). Ed ecco che finalmente sei riuscita a ponderare i tuoi lati, che vedi così contraddittori, e noti che in effetti emerge questa quasi eguaglianza tra la propensione alle cose belle e al business.

Infine occorre mappare un po' i propri pensieri e la propria colonna sonora, e tu adori le mappe. Per la prima necessità c'è TouchGraph Google Browser, con cui si ottiene una cartina di link da esplorare, collegati a un concetto scelto e inserito nel navigatore. Ad esempio tu hai inserito il nome del tuo blog e come al solito ne è venuto fuori qualcosa con una forte aura di ambiguità: anzitutto il blog di una signorina che ti somiglia abbastanza e che ama cose che ami, poi il sito della macabra Isabella Santacroce, che ti ricorda certe tue avventure letterario-erotiche, il sito italiano dei Placebo, un sito per i diritti dei gay, e un carinissimo sito di postcard misteriose. Per la serie: tutto torna.

Dunque la musica: ci sono i famosi Music-Map, con cui si scoprono le affinità (vicine e lontane) ai propri autori preferiti, e Last.fm, con cui aprirsi al nuovo, ascoltando musica potenzialmente vicina a quella che già ascoltiamo. Dato il loop di stamattina di Sex and the City Theme, hai inserito il titolo nel player di Last.fm e ti ha dato una canzone di Morgan. E qui è piacevole ritrovare sempre la stessa musica: la tua. Tranne nel caso di Music-Map, che, con Groove Armada, ti ha rilasciato una sfilza di sconosciuti che testerai.

Ed ecco la tua identità 2.0.

lunedì 12 marzo 2007

La Gilda che è in te

«E mi diverte darti le cose belle... perché le prendi con un tale desiderio...»
George Macready a Rita Hayworth