mercoledì 14 marzo 2007

"Me ne andrò quando cambierà il vento"

Riflettevi, oggi, nel tuo giro di shopping. Riflettevi, come sempre. Una amica di tua madre, il cartolaio, il fax che hai mandato a Roma, la mail del tuo ex, oggi hanno detto: Milano no. Cominci a chiederti se un contesto più protetto come un Ministero non ti avrebbe fatto meglio, e poi comincia ad affiorare la consapevolezza che hai deciso di andare via per molti motivi, che hai scelto Milano anche per mettere un punto, per mettere distanza, in modo silenzioso, tra te e la tua relazione. Tra te e G.

Oggi, mentre stampavi, hai letto il suo nome in Outlook: dice cose tremende, come la paura che tu potessi cestinare a pie' pari le sue parole. Se pensa questo è perché potresti farlo, perché hai fatto cose simili, che gli hanno fatto male. Hai pensato al panico, all'angoscia, alla "voragine" (come ha detto lui) che hai sentito dentro di te quando le cose con la tua vecchia storia sbagliata con Mimì non andavano bene. Tu lo hai tradito più di una volta, e lui è stato sempre lì. Tu sei nervosa ora, e ti chiedi com'è possibile che hai potuto pensare di riuscire a sparire di nascosto, in silenzio, di non farti destabilizzare da altre parole, altre richieste di spiegazioni.

Lo scorso week-end, mentre eri da Carrefour a Milanofiori con l'Ingegnere, hai risposto alla sua telefonata, dopo messaggi disperati che nemmeno leggevi bene, a fondo. Perché hai sempre pensato che lui è uno leggero, che sopravvive e galleggia. E perché a galleggiare volevi essere tu, come vuoi adesso. Non vuoi vederlo, non vuoi ridere con lui, per non essere incapace di dirgli: è finita. Ora, per ora, è finita. Stai mettendo chilometri, come volevi quando eri a Budapest: un posto tuo, e lontananza che avesse parlato da sé, che avesse fatto scivolare le cose verso la dimenticanza.

Ora c'è questo enorme cambiamento, e credevi che la tua fosse una pura scelta di lavoro, ma se tu avessi amato G. saresti rimasta nella vostra città, e tutto sarebbe stato più facile, e avete aspettato anni, insieme, questo momento. Prendere una casa insieme a Roma. E invece... quando hai avuto la possibilità di tutto questo, sei fuggita, e ricominci da capo, forse perché sai solo costruire, sai solo mettere mattoni e guardare crescere i tuoi progetti. Quando finiscono, quando arriva la fine, quando lo scopo è raggiunto, tu rifai le valigie. E ricominci altrove.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

scusami se ho cancellato il tuo commento precedente dal blog, pensavo fosse spam.
ma (forse) adesso ho capito chi sei.
devo cambiare di nuovo link e metterlo anonimo, allora? ;)

Anonimo ha detto...

A proposito di canzoni.
Questo tuo post mi ha fatto venire in mente: "La costruzione di un amore" di Ivano Fossati.
Eh, generazioni diverse :)

CityGirl ha detto...

Sand: Sì, Mr Sand, forse hai capito :) Sai che l'altro giorno ho parlato con Oreste Scalzoni e, non so perché, ho pensato a te?
Roberto: Beh, centro! E' una canzone che ritorna, nella mia vita, e certo che la conosco, ma l'ho scoperta nella versione dei La Cruz ;)

Callista ha detto...

Posso dire solo una cosa: ah, come ti capisco...

CityGirl ha detto...

Callista: Grazie, chérie... la solidarietà in questi casi è confortante. Mi sento un po' sola, adesso, sarò lontana dai miei amici, dal mio sole, da molte cose... Ma... si parte!!! :)

Anonimo ha detto...

Complimenti per il tuo blog e per come scrivi, ho notato che c'è una vena di malinconia in tutto ciò che fai, eppure per le esperienze che stai vivendo dovresti essere felice. Ma come hai detto tu costruisci e poi scappi ed è forse ciò che ti rende malinconica.
Luca

CityGirl ha detto...

Già Luca, probabilmente è in me questa nostalgia, è parte della mia vita, che però mi riserva dei percorsi obbligati, alle volte. Sto bene, davvero, ma vorrei vivere perennemente emozionata. E rincorrere questo è bellissimo e doloroso.
Grazie per i tuoi complimenti, di cuore. A presto :)

Greco Levante ha detto...

ogni separazione aiuta a crescere, ma da quel ke scrivi, tu in realtà non ti separi mai dalle cose che lasci e questo ti fa rimanere sempre allo stesso punto. non sai perkè appena stai per realizzare qualcosa scappi, io penso ke hai paura di metterti in gioco o non hai sufficiente stima di te stessa per misurarti con la cuotidianità di un amore... ma ti sei mai kiesta quanta sofferenza trasfondi in ki ti ama o tiha amata? cosa cerchi? perkè vivere a tutti i costi con un uomo? forse vivi relazioni tormentate perkè ti poni troppe domande e ti fasci la testa prima di essertela rotta... DAI, TIRATI SU E CERCA DI AMARTI UN PO DI PIù!!!!!

CityGirl ha detto...

Forse il mio problema è opposto: un'eccesso di autostima, realismo, consapevolezza di essere destinata alla poligamia, e che la routine uccide ogni cosa, perché uccide il racconto. Sarò controdipendente rispetto alle relazioni? Chissà. Ma non posso fare a meno della passione.

Greco Levante ha detto...

sono d'accordo con il vivere la passione e allora se la routine ti uccide, per il momento vivi le tue relazioni amorose senza soffrire delle tue peculiarità' ti trovo molto bohemiene se a te sta bene così, massimo rispetto!